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IL TEATRO DELLA MUNIZIONE
Fin dal 1827 il Decurionato della città di Messina aveva chiesto alla corona borbonica "da molti anni deplorandone il difetto, [...] un teatro condegno alle fiorenti condizioni sue". Ma diverse ragioni, non ultima quella finanziaria, ne avevano impedito l'attuazione.
In un primo tempo si pensò di riadattare il vecchio e malagevole Teatro della Munizione, così detto perchè ricavato nella prima metà del Settecento da un'ampia sala dove si conservavano le armi e le munizioni. In seguito si deliberò di abbattere invece questo intero edificio per ricostruire sulla medesima area un nuovo teatro che portasse lo stesso nome.
A tal fine si interpellarono Andrea Arena e Antonio Tardì, i più autorevoli architetti messinesi del tempo. Ad essi fu assegnato l'appalto per una stima di massima onde consentire la realizzazione del nuovo fabbricato. Si stabilì quindi di bandire un concorso, cui furono invitati tutti gli architetti del Regno delle Due Sicilie, sì da scegliere il progetto più idoneo. Concorsero in molti. Prevalse su tutti, sia pure dopo polemiche e compromessi, il napoletano Pietro Valente.
1827 | 1836
Letterio Subba, "La città di Messina vista dal mare"
(1840 ca.), gouache su carta, cm.90 x 50
Messina, collezione privata.
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Messina, "Teatro della Munizione".
Cartolina Postale, fotografia anteriore al 1908
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